[Segue] LE NORME COMPLEMENTARI

 

Da oggi entra in vigore la normativa sul c.d. “omicidio stradale”: è stata infatti pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 la Legge 23 marzo 2016 n. 41, dopo l’approvazione del relativo disegno di legge ad inizio marzo.

Proseguiamo la breve disamina delle nuove disposizioni soffermando l’attenzione sulle innovazioni poste a corollario dei due delitti di omicidio e lesioni stradali (sui due nuovi delitti si veda articolo precedente), che ne acuiscono fortemente l’afflittività punitiva: si stabilisce espressamente un aggravamento di pena per il conducente che dopo il fatto si dia alla fuga ovvero per il semplice fatto che l’incidente abbia provocato la morte o le lesioni ai danni di più persone. Inoltre le diminuzioni di pena possibili grazie all’applicazione di circostanze attenuanti non potranno intaccare l’aggravamento di pena derivante dalle violazioni al codice della strada specificamente previste nelle nuove disposizioni, vale a dire dall’essere ubriaco o drogato o l’aver posto in essere le c.d. “condotte di guida pericolose”.

Infine è prevista la possibilità di arresto in flagranza anche per le fattispecie di lesioni; l’obbligo all’arresto scatta solo nell’ipotesi più grave di omicidio stradale commesso con tasso alcolemico superiore all’1,5 g/l o nel caso di conducenti di mezzi pesanti.

L’unica possibilità di diminuzione della pena si ha nell’ipotesi in cui sussista un concorso di colpa, ovvero soltanto nel caso in cui il conducente riesca a dimostrare che il fatto lesivo non sia dipeso unicamente dalla sua condotta ma vi abbia contribuito anche la vittima: in tal caso il giudice è vincolato nella decisione di diminuire la pena, ma non lo è nella misura, determinata solo nel massimo (diminuzione fino alla metà).

Altra novità di rilievo è la possibilità, nei casi urgenti di rischio per la buona riuscita delle indagini e con consenso solo orale del Pubblico Ministero (da convalidare poi per iscritto), di disporre anche d’ufficio il prelievo coattivo di campioni biologici allo scopo di determinare il tasso di ebbrezza alcolica o di sostanze stupefacenti nel sangue Peraltro si prevede che il difensore possa assistere all’atto, ma tale facoltà risulta di difficile attuazione pratica.

Fortemente afflittiva risulta infine la nuova disciplina sulla revoca della patente: nei casi di condanna o patteggiamento (anche con pena sospesa) per entrambi i reati – salvo le ipotesi base di cui ai commi primi –  viene automaticamente revocata la patente che potrà essere nuovamente conseguita soltanto dopo almeno 5 anni nell’ipotesi di lesioni e 15 anni in caso di omicidio. Il termine è ulteriormente aumentato se il conducente è “recidivo” nella violazione degli artt. 186 c. 2 lett. b) e c) e 187 CdS (vale a dire se già era stato condannato per guida in stato d’ebbrezza moderata o grave ovvero sotto l’effetto di droghe) e se si sia dato alla fuga dal luogo dell’incidente per riavere la patente dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

Le nuove disposizioni hanno già suscitato voci critiche in dottrina, soprattutto per il fatto che sembrano istituire quasi una presunzione di colpa e di causalità fra lo stato di ebbrezza e l’evento lesivo, nonché una “presunzione di gravità” del fatto stesso, come se debba necessariamente essere considerata più grave una morte o una lesione seguita alle violazioni del codice della strada rispetto a tutte le altre. Anche la disciplina relativa alle sanzioni accessorie, in primis la revoca della patente, appare fortemente punitiva e, con riguardo alle ipotesi aggravate, poco ispirata al principio di proporzionalità fra fatto illecito e sanzione.

L’impatto concreto di tali norme nel diritto vivente dovrà essere necessariamente filtrato dall’interpretazione secondo i generali canoni del diritto penale, che impongono di verificare che l’evento lesivo sia dovuto proprio all’incapacità del conducente di osservare le regole sulla circolazione stradale in ragione dell’alterazione delle sue condizioni psico-fisiche. L’evento lesivo deve essere infatti la concretizzazione del rischio specifico insito nella guida in elevato stato di ebbrezza; quindi in ogni caso l’accertamento giudiziale dovrà verificare la sussistenza nel caso concreto di tutti gli elementi della fattispecie e non permettersi facili automatismi. Cionondimeno rimane la forte carica afflittiva delle nuove sanzioni, che impone una cautela ancora maggiore in sede di circolazione stradale.